Mazzano Romano,  raggiungibile dalla S.S.2 Cassia, è l’ultimo comune a nord di Roma, prima di entrare nella Provincia di Viterbo.
Questo territorio, abitato sin dall’epoca preistorica e percorso dal fiume Treja,  presenta tracce di antichi ed importanti  insediamenti di città e necropoli falische, Monte Li Santi, Narce e Pizzo Piede, oltre ad insediamenti di epoca romana,  ancora oggi oggetto di scavi archeologici che portano continuamente alla luce mura, fondazioni e santuari.
I reperti archeologici dell’epoca falisca, rinvenuti nel corso degli anni sul territorio di Mazzano Romano, sono visibili presso il Museo Mavna (Museo Archeologico Virtuale di Narce) che si trova in Piazza Giovanni XXIII.

L’insediamento di Mazzano Romano,  costruito su una ripida altura che emerge dalla valle del fiume Treja,  si è sviluppato a partire dall’alto Medioevo, di cui ancora conserva l’impianto urbanistico, con vicoli che seguono la forma della rupe. Uno stretto ripiano congiungeva l’altura con le pareti della vallata, che si elevava a nascondere  l’insediamento.
Si parla già  di Mazzano (fundus Mazanus) tra i fondi della domusculta Capracorum, fondata tra il 774 e il 776.
Nel pieno X secolo le fonti archivistiche ci informano di un passaggio di proprietà tra Alberico II e il Monastero dei Santi Andrea e Gregorio, presso il Celio.
All’epoca, il territorio doveva essere intensivamente coltivato e popolato, quindi Mazzano a quel tempo era già un sito fortificato. Di tali fortificazioni nulla oggi è riconoscibile soltanto  una sorta di torrione, oggi chiamato Palommara, a valle della Chiesa di San Nicola.
Nel 1426, con atto notarile, il Monastero dei Santi Andrea e Gregorio locò Mazzano ad Everso Anguillara, importante famiglia laziale, proprietaria anche di Calcata e Faleria.  La famiglia dimostrò il chiaro intento di accrescere il proprio potere in questo territorio: i conti Domenico ed Orso Anguillara, nella prima metà del XV secolo usurparono la proprietà. L’abate Gregorio VI fece istanza al Pontefice Paolo II e la causa durò fino al 1475 quanto Mazzano tornò al Monastero.  
Successivamente, con atto notarile del 1526, il monastero dei Santi Andrea e Gregorio vendette definitivamente Mazzano, per la somma di 12.000 ducati d’oro, agli Anguillara.

I secoli XV e XVI sono quelli più importanti e riconoscibili del paese antico, che nel 1536-1542 si dota di uno Statuto.
Dal Cinquecento, a est del paese, era attivo il mulino, oggi purtroppo ridotto allo stato di rudere, solo in parte visibile.
Nel 1658 il feudo passò per eredità alla nobile famiglia dei Del Drago, che restò proprietaria fino alla riforma fondiaria dell’Ente Maremma negli anni Cinquanta.

Si accede all’antico borgo  da un arco d’ingresso a volta, inglobato nel palazzo baronale dei Biscia. Subito all’interno della porta si può vedere il palazzetto, edificato intorno al 1746,  che fu la vecchia sede del Comune. Una via ad anello percorre il castello, attraverso un’irregolare massa di case tagliate da strade strette e tortuose, sulle quali s’impone l’antico palazzo baronale  degli Anguillara (secolo XV).
A piazza dell’Antisà si possono riconoscere i resti dell’antica chiesa di San Nicola del XVI secolo, costruita su disegno di Jacopo Barozzi da Vignola, demolita nel 1940 dal Genio Militare perché pericolante.
Nel Comune di Mazzano Romano, che con il Comune di Calcata ha costituito nel 1982  il Parco della Valle del Treja, si trova  l’area di Monte Gelato nella quale il fiume  forma le famose cascate, uno dei luoghi più affascinanti del Parco, visitate ogni anno da migliaia di persone. Questi luoghi  conservano tracce di molteplici insediamenti, come i resti di una villa romana del I secolo A.C., una torretta di avvistamento di epoca medievale ed un mulino ad acqua realizzato nell’800 e rimasto in funzione fino agli anni sessanta. Proprio per la loro particolarità, questi luoghi hanno fatto, e continuano a fare, da sfondo  a numerosissime produzioni cinematografiche.